Nuova tombola dei sostegni agli attori

Ed è di nuovo tombola! Tra attrici e attori, di persona, al telefono e sulle chat, infatti, è tutto un: “A me ne manca uno… Io vado per due… E’ uscito il 20? Ma 39 in teatro e 19 in audiovisivo non valgono niente? Che fortuna: ce l’ho avuti proprio quell’anno per l’unica volta nella mia vita! Che sfortuna: io una media di 60 l’anno da una vita ma non in quei 3! Io ne ho avuti 50 nel 2020!” e via dicendo.

Spieghiamo subito: con decreto ministeriale del 9 giugno 2022, modificato il 20 luglio, il MiC ha emanato una nuova tombola, pardon, un nuovo bando di sostegno ai lavoratori dello spettacolo (consultabile qui) – in scadenza il 31 agosto – che, soprattutto per attrici e attori, ha prodotto l’effetto di scatenare questo gioco davvero poco divertente, peraltro già vissuto negli ultimi 2 anni: capire se si è effettivamente lavoratori dello spettacolo degni di sostegno. Come? Verificando se si risponde al requisito minimo, cioè, in questo caso, andando a vedere se in almeno uno degli anni 2018, 2019 e 2021 si siano maturati almeno 40 giornate contributive. Sempre augurandosi che le aziende per cui si è lavorato abbiano effettivamente versato i contributi previdenziali dovuti (sì, perché a volte qualche brutta sorpresa al riguardo più di qualcuno, purtroppo, l’ha avuta). Dopodiché, i più fortunati, possono procedere a presentare domanda.

Il 21 luglio, il Ministero ha rilanciato (consultabile qui)! Si è ricordato che esistono anche i lavoratori in audiovisivo e, per fortuna, si è ricordato anche di quanto avevamo proposto fin dal nostro documento fondante, cioè il necessario “moltiplicatore” da applicare alle giornate svolte in audiovisivo nel raffronto con quelle dello spettacolo dal vivo – concetto già recepito, per fortuna, per la maturazione dell’anno pensionistico e nelle due proposte di legge ottenute per il riconoscimento giuridico della professione di attrice e attore. Il Ministero ha perciò indicato in 20 il numero di giornate richieste ai lavoratori in audiovisivo. Bene: si è allargata dunque la platea dei partecipanti alla tombola.

Ciò che il Ministero, però, dimostra ancora di non aver colto è che gli attori non sono divisi in due compartimenti stagni: spettacolo dal vivo e audiovisivo. Ma un’enorme parte di loro lavora in entrambi i settori. Per cui è urgente e necessario prevedere anche il conteggio combinato delle due attività, in cui il moltiplicatore applicato alle giornate di audiovisivo concorre al raggiungimento del numero complessivo richiesto. Non avendo previsto ciò, il MiC così di fatto riconosce paradossalmente chi ha 40 giorni in teatro, chi ne ha 20 in audiovisivo, ma non chi ne ha ad esempio 19 in audiovisivo più 20 in teatro. Viene da chiedersi davvero: perché?!

E viene da chiedersi anche perché il 2020 non valga. Ci sono attrici e attori, infatti, che nel 2020 hanno maturato le giornate richieste (pre o post lockdown) e negli altri anni no. Perché il 2020 non vale, mentre 2018, 2019 e 2021 sì?

La prima rutilante tombola era stata inaugurata con i primi sussidi d’emergenza Covid-19 di aprile 2020, indirizzati inizialmente solo a chi  aveva 30 giornate nel 2019, poi 15, poi 7. Ma sempre nel 2019… Tutti gli altri anni di vita professionale, magari 30 o 40 anni, non contavano nulla. E nulla interessava se nel 2019 tu avessi avuto, ad esempio, un problema di salute, una gravidanza o semplicemente meno fortuna professionale del solito, visto che è un lavoro che non basta volerlo fare ma bisogna venir scelti. Insomma, come si dice: le Istituzioni, nel 2020, brancolavano nel buio…

Ed è da quella situazione di dimostrata incapacità di Istituzioni e sindacati di individuare attrici e attori professionisti e dall’incredibile vuoto legislativo riguardante il mancato riconoscimento giuridico di questa professione, che è nata allora l’iniziativa Registro Attrici Attori Italiani alimentata da centinaia di attrici e attori professionisti e presto sottoscritta da migliaia di loro, per definire i requisiti di professionalità e chiederne il riconoscimento e l’istituzione. Da questo sono scaturite ben 2 proposte di legge che hanno tradotto quelle istanze, poi confluite nella Legge delega del Governo sullo Spettacolo, che appunto prevede l’istituzione dei Registri delle professioni dello spettacolo.

Viene da chiedersi, dunque, perché il Ministero ancora non ne adotta i parametri? Sono parametri individuati e indicati alle Istituzioni da parte della categoria stessa, parametri che guardano prevalenza del reddito e alla sua carriera/formazione. Non si è geometri, infatti, solo se nell’anno precedente si sono assolte un numero minimo di pratiche. Non si è muratori solo se nell’anno precedente si sono realizzate almeno un numero minimo di costruzioni. Non si comprende perché ciò debba valere, invece, per attrici e attori. Tanto più che se si guarda il curriculum di qualunque professionista si vedrà che ci sono anni in cui si lavora di più e anni di meno, o anche niente. E non è proprio per l’anno in cui non si lavora che si avrebbe bisogno di sostegni?

Ricordiamo sempre, infatti, che 20 giorni contributivi in audiovisivo sono circa quelli che si hanno per essere stati protagonista di un film, visto che non sono riconosciuti prove, preparazione, viaggi, periodi di disponibilità, doppiaggio, promozione e quant’altro. E 40 in teatro, oggigiorno, non sono così scontati. Oggi, mediamente, uno spettacolo che non va in tournée sta in scena due o tre settimane e non sempre per 6 repliche, ma spesso per sole 5 o 4 a settimana. Ecco: stiamo finendo anche noi di nuovo nel bussolotto dei numeri…

La soluzione a questa tombola che ogni volta si rinnova, torniamo a dire che esiste già. L’ha indicata l’Europa con la Risoluzione del 7 giugno 2007 nei Registri degli artisti professionisti. I parametri li ha individuati la categoria nel 2020 – assumendosene la responsabilità e sollevando le Istituzioni da un compito obiettivamente non facile per chi non conosce da dentro questo mestiere complesso e articolato. E lo strumento di raccolta e verifica dei registrati è già online, a disposizione di qualunque professionista si voglia registrare e di chiunque abbia necessità di consultarlo, all’indirizzo www.raai.it.

Che il Ministero tutto questo non lo sappia sarebbe più credibile se RAAI non avesse partecipato ai Tavoli istituiti dal Ministero, interloquito a più riprese con lo stesso, se non venisse audito da due anni per i disegni di legge del settore.

È per tutto questo che ci vediamo ormai costretti a chiedere al Ministero: cosa impedisce di cominciare a rispettare davvero questa categoria di lavoratori, intorno al cui lavoro peraltro ruota un’industria che con il suo indotto dà da vivere solo nel Lazio a circa 400.000 persone? Attendiamo una risposta finalmente nei fatti, attraverso l’utilizzo dei parametri individuati dalla categoria, abbandonando questa pratica, dagli effetti sadici, e anche umilianti, di sempre nuove tombole. E rimaniamo naturalmente a disposizione.