25 Gen Associazione RAAI: “Per il sistema cinema è vitale tutelare le realtà più piccole, in cui nasce e cresce il talento e che generano occupazione. Sì a riforme, ma che non siano operazioni di facciata”
Pubblichiamo di seguito il testo della memoria depositata presso la Commissione.
“Vogliamo innanzitutto esprimere il nostro essere favorevoli di principio sia all’introduzione di una Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo che assuma parte delle funzioni oggi assolte dal Ministero della Cultura, coinvolgendo nella governance figure di competenza diretta nel settore – a cui si rivolgono le proposte di legge a firma degli Onorevoli Schlein e Amato – sia alla necessità di una più profonda riforma del settore – oggetto della proposta di legge a firma dell’Onorevole Mollicone – di cui condividiamo ad esempio l’istituzione di una banca dati unica degli interpreti esecutori per la gestione dei diritti connessi.
Quello che vorremmo che si scongiurasse, però, è che entrambe le iniziative non si rivelino nel tempo quella che a Roma, per usare un’espressione gergale, è chiamata una romanella, vale a dire un’operazione di facciata che poi cambia poco nella sostanza. Non vorremmo insomma “che tutto cambi perché nulla cambi”.
Il pensiero è alle nomine della dirigenza dell’Agenzia di diretta responsabilità del Ministro della Cultura, così come ai soli 3 posti riservati a rappresentanti del settore nell’ipotesi di Forum del cinema e dell’audiovisivo, scelti in ogni caso dal Ministro e tra quelli proposti peraltro dalle sole “associazioni maggiormente rappresentative”: formula vaga e che poggia su criteri dai margini in alcuni casi opinabili e che in ogni caso ci sembra che non rappresenti quel segno di apertura alla pluralità di cui il sistema creativo e industriale del cinema italiano ha vitale necessità per rilanciarsi.
Visto che l’obiettivo dichiarato è apportare un cambiamento, crediamo sia necessario prevedere nel Forum una rappresentanza di quelle tra le “associazioni delle diverse categorie fondanti del sistema” che operano una rappresentanza reale, attuale e attiva. Su questo presupposto, allora sì che il Forum ma anche l’Agenzia diverrebbero non un governo riservato alla élite dell’industria, ma una sorta di piccolo “Parlamento” del cinema e dell’audiovisivo, in cui dare democraticamente rappresentanza non solo alle diverse categorie professionali del settore, ma anche alle diverse dimensioni di ogni categoria professionale, dando così riconoscimento sia alla natura industriale di questa arte, che a quella artigianale e autoriale, quella cioè in cui spesso, come dimostra l’esperienza, nascono e crescono autori, talenti e professionalità che faranno poi la fortuna anche della dimensione industriale. Questo, rappresenterebbe un reale cambiamento di direzione e una speranza di vero rilancio del cinema italiano, favorendo la pluralità, l’equilibrio, il rinnovamento e il ricambio generazionale, in un contesto di apertura, inclusività e reale opportunità per il talento creativo che oggi fa grande fatica a trovare spazio.
Per il sistema, mantenere un equilibrio, tutelando l’esistenza delle realtà più piccole, crediamo debba essere interesse anche di quelle oggi più grandi, perché uno sfaldamento dal basso del sistema porterebbe poi inevitabilmente anche alla successiva loro esclusione ad opera di altre più grandi ancora.
Il sistema cinema ha certamente bisogno di un ripensamento alla luce sia delle dimostrate difficoltà di uscita dei film in sala, sia della scarsezza di risultati nei festival e nelle vendite internazionali, sia dei risultati deludenti, con troppe poche eccezioni, in termini di pubblico.
Crediamo che una riforma del sistema che voglia rilanciare la produzione culturale ma anche industriale – creando opere e prodotti in grado di risvegliare l’interesse di quella ampia fetta di pubblico cinefilo che oggi trova sempre più raramente stimolo e interesse nel cinema italiano – dovrebbe poggiare su pochi semplici ma necessari interventi:
1) distinzione dei fondi che separi le “opere prime e seconde” dai “film difficili e di particolare valore artistico”.
2) visto che il sostegno pubblico va alla produzione, alla distribuzione e all’esercizio, una messa a sistema della filiera, predisponendo – ad esempio per le opere prime e seconde – la circuitazione in sala dei film sostenuti dai selettivi con la messa a disposizione di una sala per struttura da parte di multisale e multiplex delle principali catene ma non solo, e in free TV e streaming attraverso il pre acquisto a monte dei diritti d’antenna da parte di media lineari e non, sotto forma di partecipazione al finanziamento del Fondo Cinema Opere Prime e Seconde.
3) ripensamento della composizione e delle dinamiche delle Commissioni selettive, perché cambino ad ogni sessione e siano sorteggiate, per dare ossigeno alle scelte.
4) introduzione di meccanismi – come ad esempio un tetto annuale all’eleggibilità ai fini del tax credit della paga legata alla partecipazione ad opere prime e seconde di ogni singolo lavoratore (cast e troupe) – che favoriscano la distribuzione del lavoro, così da alimentare un ecosistema più ampio e sano rispetto all’attuale che mostra ormai il fiato corto, come dimostra purtroppo l’altissimo tasso di abbandono delle professioni emerso, per quanto riguarda attrici e attori, dallo Studio da noi recentemente svolto: il 65% conosce almeno 5 colleghe e colleghi che hanno abbandonato la professione, il 69% di chi ancora svolge la professione sta pensando di abbandonare. Non sono questi numeri di un sistema in salute.
5) Eliminazione urgente della clausola prevista nell’ultima riforma del Tax Credit che individua il tetto di eleggibilità ai fini del tax credit delle paghe “sotto la linea” al minimo sindacale maggiorato al massimo del 20%. Questa previsione, per quanto riguarda attrici e attori, si aggancia al Contratto Collettivo Interpreti di Audiovisivo entrato in vigore l’1 marzo 2024 che ha introdotto paghe minime con cui nessuno che non ricopra ruoli da protagonista può pensare di mantenersi di questo lavoro, cioè di essere un professionista, neanche ammesso che vengano aumentate del 20%, perché rendono possibile la partecipazione di un’attrice o un attore ad un film per 1.000 euro lordi o anche meno. Tale previsione “sotto la linea” risulta incomprensibile, oltre che stridente con il tetto di 400.000 euro previsto “sopra la linea”.
Se l’obiettivo di tali clausole è limitare il lievitare dei budget, l’attenzione si dovrebbe rivolgere ad altre voci di budget, non certo alla distribuzione del reddito, tanto più “sotto la linea”, per il quale, anzi, riteniamo che andrebbero previste, al contrario, soglie percentuali minime di destinazione del budget, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori.”