Maestro Avati, un Registro delle attrici e degli attori professionisti esiste già


Pupi Avati, ieri, alla presentazione de “L’orto americano”, ha parlato delle difficoltà del cinema italiano, parlando delle quali ha anche affermato: “In Italia esistono attori straordinari come Elio Germano e tanti altri, però la nostra è una cinematografia accogliente, piena di ‘figli di’ e ‘zie di’. Forse bisognerebbe selezionare, non far lavorare quelli che non sono bravi, creare, magari, un albo professionale”.

Un albo in materia artistica è anticostituzionale, dato che l’art. 33 della Costituzione prevede, giustamente, che l’arte sia di libero accesso a tutti. Ma l’esigenza manifestata dal Maestro Avati è tanto condivisa dalla stessa categoria degli interpreti, che nel 2020 in pieno lockdown, di fronte all’impossibilità per il Governo di individuare, in assenza di parametri definiti, i professionisti a cui indirizzare in quel caso i sussidi di emergenza Covid-19, la categoria si è attivata per individuare dei criteri condivisi minimi di professionalità, sottoscritti poi da oltre duemila professionisti, e ha costruito l’unico strumento che di fatto può creare la categoria dei professionisti: il Registro Attrici Attori.

Il Registro non è un Albo, nel senso che non esclude dal lavoro chi non abbia ancora maturato i requisiti per accedervi. Ma è strumento a disposizione delle Istituzioni per individuare chi è attrice o attore per professione, unica o prevalente, e degli addetti ai lavori per la ricerca di attrici e attori professionisti distribuiti sul territorio attraverso ulteriori filtri di ricerca avanzata.

Certamente Avati, quando parla di ‘figli di’ e ‘zie di’, non intende figli o zie d’arte, ma figli o zie di qualcuno che ha, per qualche motivo, il potere di inserirli nel cast. E apprezziamo la sua condivisibile esternazione: il malcostume a cui si riferisce, infatti, va a ledere non solo la categoria professionale degli interpreti, ma la qualità stessa delle opere e del lavoro di tutti – di cui l’interprete rappresenta terminale e tramite agli occhi dello spettatore – arrecando un danno all’intero sistema.

Quanto al “non far lavorare quelli che non sono bravi”, in alcuni casi la mancanza o presenza di bravura sono indiscutibili, in altri sono opinabili. Per il Registro, infatti, il solo criterio è la professionalità, acquisita tramite formazione qualificata o con una consistente pratica sul campo testimoniata da dati contributivi: il passo fondamentale per poter distinguere i professionisti da occasionali o amatoriali.

Abbiamo ringraziato Pupi Avati per aver evidenziato la rilevanza di questa storica falla riguardante la nostra professione e insieme lo abbiamo informato che la categoria, di propria iniziativa, si è finalmente dotata dell’unica risposta costituzionalmente possibile: il Registro Attrici Attori Italiani.