Lettera aperta RAAI e Tavolo Aperto su CCNL Interpreti cineaudiovisivo

 

LETTERA APERTA
ad ANICA, APA, APE, SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL,
alle Attrici, agli Attori, a LARA e ASA

 

OGGETTO: ipotesi di “CCNL per Interpreti, Attrici e Attori del comparto di produzione del cineaudiovisivo”, siglata e diffusa il 20/12/2023


Roma, 29/12/2023

          Spettabili,

          come Associazione RAAI Registro Attrici Attori Italiani e a nome del Tavolo Aperto di categoria sul CCNL Attrici Attori di Audiovisivo, ci preme innanzitutto sottolineare quanto sia importante in questi tempi di crisi siglare un contratto collettivo, ancora inesistente, a tutela dei lavoratori. La riduzione dei giorni di impiego sul set dovuta all’introduzione del digitale, l’aumento del costo della vita e la costante diminuzione delle paghe in particolare per attrici e attori che ricoprono ruoli da non protagonisti, hanno messo progressivamente a rischio la capacità di sussistenza di un numero sempre maggiore di professionisti. Da qui la necessità indubitabile di un Contratto Nazionale, per tutelare il mestiere più esposto e discontinuo del sistema spettacolo, soprattutto nella sua fascia più fragile.

          Ciò premesso – precisando che questa lettera non vuole esprimere parere contrario alla sottoscrizione – sentiamo l’esigenza e il dovere, senza entrare troppo nel dettaglio, di esprimerci su alcuni aspetti dell’ipotesi siglata da Associazioni datoriali e Organizzazioni sindacali; considerazioni non diverse da quelle condivise e più volte discusse con i rappresentanti sindacali e con molti colleghi della delegazione trattante nel corso dei lavori avviati oltre 20 mesi fa e anche dalla prima divulgazione della piattaforma CGIL-CISL-UIL.

          Convinti dell’importanza del dialogo e della collaborazione tra Sindacati e Associazioni di categoria nel rispetto reciproco dei rispettivi ruoli, infatti, da maggio 2022 abbiamo tenuto un Tavolo di categoria aperto a qualunque professionista, che dopo 6 mesi di lavoro, ha messo a disposizione dei Sindacati gli esiti maturati e approvati all’unanimità. È nella stessa ottica, che va intesa questa lettera.

          Venendo all’attuale formulazione del Contratto, rinveniamo la prima debolezza nell’aver parametrato i minimi al budget dell’opera solo in basso. Da ciò consegue che la paga minima giustamente scende in caso di film “di ricerca e formazione” (sotto 1,5 milioni) e per opere prime e seconde sotto i 2 milioni, ma non sale in caso di film dal budget alto o altissimo, finanche a film hollywoodiani che vengano a girare in Italia. Rimaniamo convinti che, a fronte della sacrosanta tutela del cinema a basso budget, fondamentale in termini di libertà espressiva ed artistica e opportunità di lavoro, sarebbe stata più opportuna anche una parametrazione che tutelasse gli interpreti con paghe più congrue in caso di prodotti dall’alto o altissimo budget.
L’obiezione avanzata e circolata a lungo che non fosse possibile conoscere il budget di un prodotto non era a conoscenza che il budget viene dichiarato alla presentazione di qualsiasi domanda di finanziamento pubblico e alla domanda preventiva e consuntiva di Tax credit – di cui beneficia ogni opera a condizione che si siano rispettati appunto gli obblighi contrattuali – ed è ora fugata dall’aver invece previsto il dimezzamento delle paghe minime per alcune tipologie di opere proprio in base al budget.

          Il secondo difetto di impostazione è a nostro parere quello di aver diviso gli attori in fasce di ruolo, prevedendo una paga minima diversa per protagonisti, ruoli medi e ruoli piccoli. Ciò apre al rischio che nel tempo i minimi della fascia superiore vengano utilizzati in contrattazione, seppur impropriamente, come tetto per la fascia inferiore, “ingabbiando” di fatto le paghe delle due fasce inferiori.
In tutta Europa, con la sola eccezione della Spagna, esiste un solo minimo, unico per tutti gli attori. L’argomentazione avanzata, che in Italia i livelli siano necessari in un Contratto Nazionale, è contraddetta dal Contratto italiano del Doppiaggio in cui il gettone di presenza è uno e uguale per tutti i ruoli.

          Un minimo unico e più alto per tutti – più simile a quello fissato per i protagonisti – ci sarebbe sembrata la scelta migliore e non solo per spirito di unità della categoria, ma apparendoci le fasce, come detto, rischiose. L’argomentazione che si tratti di una pretesa esagerata appare infondata, considerando che, con tutte le eccezioni del caso, i piccoli e medi ruoli incidono molto poco nel monte pose di un piano di lavorazione, dove mediamente l’80-90% delle pose è rappresentato da quelle di protagonisti e coprotagonisti.
[Esempio: alzare a 1.000 euro il minimo dei piccoli e medi ruoli in un film con budget tra 2 e 4 milioni. Ipotizzando che in un film medio ci siano 10 piccoli ruoli da 1 posa (10 pose), 10 piccoli ruoli da 2 pose (20 pose), 5 ruoli medi da 5 pose (25 pose) e 5 ruoli medi da 8 pose (40 pose), l’incremento rispetto alle paghe previste dall’ipotesi attuale sarebbe stato: 350 euro (differenza tra 650 e 1.000) x 30 pose + 150 euro (differenza tra 850 e 1.000) x 65 pose = 20.250 euro, che avrebbe inciso tra l’1% e lo 0,5% del budget, da recuperare magari nelle circa 500 voci che lo compongono]
Questo non avrebbe creato reale problema alle produzioni ma avrebbe comportato una ben maggior tutela del professionismo anche nei piccoli e medi ruoli, nell’interesse anche delle opere stesse.

          Altra preoccupazione nasce infatti dai minimi troppo bassi previsti, soprattutto per i piccoli e medi ruoli. La contraddizione è nella premessa che si è ripetuta: “Oggi ci sono attori che vanno a lavorare a 300 euro a posa”. È chiaro che non possono essere presi a riferimento rappresentando casi estremi. Va considerato che, per le dinamiche e la situazione del lavoro oggi, la maggior parte degli attori professionisti di cineaudiovisivo firmerebbe per fare 20 pose ogni anno. A quella paga, servono tra le 25 e le 36 pose l’anno (cioè quelle con cui si è protagonista di un film o anche più o coprotagonista di due o tre serie) per raggiungere, a seconda di dove si vive, la soglia ISTAT di povertà. A fronte di minimi così bassi, poi, non si comprende la ragione della previsione di un’ulteriore sensibile diminuzione, del 20/25%, dall’ottava posa in poi.
Crediamo che il CCNL dovrebbe essere tarato sulla realtà e specificità della professione, che ha le stesse dinamiche in ogni parte del mondo, tutelando la professionalità e favorendo la possibilità di professionismo anche nei piccoli e medi ruoli. Non tararsi su chi accetta qualsiasi condizione permettendo l’asta al ribasso che ha affossato le paghe negli ultimi anni. Minimi fissati a 325 o 425 euro lordi a posa, ma anche 650, non rappresentano un argine all’impossibilità di vivere di questa professione. Servono ad alzare la paga a chi fa altri lavori e rappresentano al contrario un serio pericolo per tutti quei professionisti che già oggi lottano ad ogni contratto per difendere la propria paga e raggiungere forse, con le ambite 20 pose l’anno, la soglia di un qualsiasi altro contratto dipendente di base.
Pensiamo che riconoscere queste paghe minime non possa essere motivo di soddisfazione per un produttore. Non permettere il sostentamento a chi esercita il mestiere più esposto e catalizzatore del lavoro di ogni altra professione coinvolta, vuol dire svilire il sistema stesso. L’impossibilità che gli attori, tolti i protagonisti, possano vivere di questo lavoro è la sconfitta del nostro sistema industriale. All’estero assistiamo ad interpretazioni formidabili anche in piccoli ruoli, mentre in Italia non di rado vediamo protagonisti circondati da interpretazioni improbabili o imbarazzanti, che tolgono credibilità e peso anche a colleghi di talento e all’opera stessa, nuocendo alla nostra cinematografia.

          Nel paragrafo relativo alla post-sincronizzazione si segnala un preoccupante margine di ambiguità del testo e crediamo dunque che sarebbe molto importante esplicitare il riferimento al riconoscimento della Legge 14/11/1979 n. 589 (cosiddetta voce/volto), che sancisce il diritto dell’interprete a doppiarsi nella propria lingua e gli unici possibili casi di deroga: uno dei pochissimi diritti ottenuti dalla categoria nei decenni.

          Il Contratto, come ogni altro Contratto, ha valore 3 anni (e questo comunque preoccupa, visto quanto esposto), ma ancor di più considerando che il contratto Troupe non viene rinnovato dal 1999 e quello del Doppiaggio è stato rinnovato quest’anno dopo 15 anni e solo a seguito di un massiccio sciopero di categoria di 2 mesi, invitiamo ancora una volta le parti coinvolte, in vista di possibili correzioni o delle future auspicabili rinegoziazioni, ad una seria riflessione sulle scelte fatte e sulle possibili conseguenze di quanto si sta stabilendo.

           Ricordiamo, in conclusione, che il cinema e l’audiovisivo sono una filiera che, per rendere al meglio, deve poggiare sul rispetto e l’armonia di tutte le sue componenti, nell’interesse di tutti. Penalizzando la professionalità di attrici e attori, si ledono le singole opere e l’intero sistema, culturale e industriale.

                               
                                                                                                      RAAI Registro Attrici Attori Italiani                                                                                                                                                                                                    Tavolo Aperto di categoria sul CCNL Attrici Attori di cineaudiosivivo