25 Ago Gli esiti del primo Questionario/Studio su attrici e attori professionisti inviati a MiC, MLPS, INPS e sindacati: una professione in crisi tra fermo produttivo, Decreto Tax Credit e CCNL Interpreti Audiovisivo
Nei mesi di aprile e maggio 2025 abbiamo rivolto un Questionario articolato in 52 domande ad un campione verificato di professioniste e professionisti registrati al RAAI Registro Attrici Attori Italiani, la cui tutela è obiettivo fondante dell’Associazione RAAI che da 5 anni lavora per conoscere e analizzare la categoria, il suo stato reale e le dinamiche professionali specifiche, così da poterli rappresentare fondatamente, con lo scopo anche, tra gli altri, di ottenere ammortizzatori specificamente tarati e realmente accessibili. Si tratta del primo Studio rivolto ad un campione esclusivamente di professionisti.
I dati, scorporati secondo le aree di interesse e competenza, sono stati già inviati al Ministro della Cultura Giuli e ai Sottosegretari Borgonzoni e Mazzi, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Calderone, al presidente dell’INPS Fava, al direttore generale Vittimberga e ai responsabili delle direzioni Ammortizzatori Sociali e Genitorialità Sciarrino e Lauria e ai sindacati SLC-CGIL, Fistel-CISL e Uilcom-UIL.
I quesiti hanno riguardato l’ambito professionale, l’andamento dell’occupazione e del reddito e la capacità di generare giornate contributive che sono l’unico parametro di accesso alle tutele sociali. Abbiamo chiesto anche riscontri e opinione sul Contratto Nazionale Audiovisivo, sulla percezione della considerazione del mestiere da parte della società, della politica e dei sindacati, sui self tape ed altro.
I risultati descrivono una professione in crisi, in cui solo il 19% riesce a mantenersi e solo l’11% riesce a mantenere i figli e in cui il 38% non lavora da 6 mesi e non ha previsione di lavorare nei prossimi 6.
Certamente la crisi è dovuta alle sistemiche difficoltà di finanziamento e circuitazione del teatro e al fermo produttivo nel cinema dell’ultimo anno e mezzo generato dalla macchinosa e controversa riforma del Tax Credit che ha inferto un duro colpo al presente ma anche alle prospettive occupazionali non solo di attrici e attori ma di tutte le professionalità coinvolte, creando i presupposti per una netta riduzione delle opere che si sono prodotte, di quelle che si produrranno e delle società produttrici attive.
Il Decreto Tax Credit ha creato anche i presupposti per una riduzione delle paghe “sotto la linea” di attrici e attori non protagonisti, con la clausola che fissa l’eleggibilità di queste ai fini del Tax Credit fino al tetto della paga minima sindacale aumentata al massimo del 20%.
Riduzione delle paghe già innescata per molti, come emerge dai dati dello Studio, dall’introduzione delle paghe minime del CCNL Interpreti di Audiovisivo (che peraltro quella clausola del Decreto Tax Credit utilizza come riferimento). Il rapporto, infatti, tra chi dal CCNL ha ricevuto un miglioramento delle condizioni economiche e chi ne ha ricevuto un peggioramento ha un saldo ampiamente negativo: 20% / 80%.
La crisi poi è acuita anche dalla storica incapacità da parte di Istituzioni e sindacati di recepire che attrici e attori per l’accesso alle tutele di base non possono generare gli stessi numeri di giornate contributive degli altri lavoratori dello spettacolo, a causa delle diverse dinamiche professionali specifiche.
Sulla base dei dati raccolti, dunque, abbiamo chiesto nuovamente al Ministro Giuli e al Sottosegretario Borgonzoni di eliminare la clausola del Decreto Tax Credit relativa alle paghe “sotto la linea”, spiegando che con le paghe minime introdotte dal CCNL Interpreti di Audiovisivo, anche se aumentate del 20%, il professionismo diviene impossibile per la grande maggioranza della categoria che non ricopre ruoli da protagonista.
Al Sottosegretario Mazzi abbiamo chiesto di abbassare il requisito per l’Indennità di Discontinuità (previsto genericamente a 51 giornate per tutti i lavoratori del settore) per i codici ex-Enpals 021 e 022, cioè quelli di interprete di prosa e di audiovisivo, adattandolo alle effettive dinamiche.
Al Ministro Calderone e all’INPS abbiamo rappresentato l’esigenza di adattare i requisiti di accesso alle tutele sociali di base per la nostra professione: pensione, disoccupazione, NASpI, maternità e genitorialità.
Riportiamo qui di seguito, divisi per temi, i dati emersi dal Questionario/Studio. Oltre ai dati, anche le molte opinioni raccolte sono state oggetto di analisi dettagliata, utile ad interpretare i dati e il sentimento della categoria, per trarre ispirazione nell’elaborare istanze e proposte correttive della situazione attuale.
Esiti Questionario/Studio attrici e attori professionisti 2025
Nota: le percentuali sono arrotondate al numero intero più prossimo.
A rispondere, sono stati per il 56% uomini e per il 44% donne.
LIVELLI DI OCCUPAZIONE PER AMBITO PROFESSIONALE
L’ambito professionale indicato come principale è per il 66% il teatro, per il 20% il cinema, per il 10% la televisione, per il 4% il doppiaggio, poi radio, pubblicità, audiolibri, insegnamento.
Il 38% non ha lavorato e non ha lavori in vista negli ultimi e nei prossimi 6 mesi.
Tra il 62% che negli ultimi 6 mesi ha lavorato e/o prevede di farlo nei prossimi, il settore di impiego è per il 54% il teatro, per il 12% il cinema, per il 6% la televisione, per il 6% il doppiaggio, per il 3% la pubblicità, per il 2% la radio, per il 2% gli audiolibri. Oltre il 14% lavora nell’insegnamento*.
*Precisiamo che si intende insegnamento in scuole o accademie private, poiché, inopportunamente, nella scuola pubblica ad insegnare il teatro sono sostanzialmente attrici e attori amatoriali, in base ad un protocollo d’intesa del 2017 tra MIUR e Federazione Italiana Teatro Amatoriale che crediamo rappresenti una correzione necessaria da apportare e un segnale svilente per la scuola e la cultura del nostro Paese, per la considerazione che dimostra per l’arte drammatica: come se qualsiasi altra materia fosse insegnata da chi la pratica nel tempo libero. Come Associazione RAAI chiediamo da tempo che questo protocollo venga annullato e che l’insegnamento del teatro ai ragazzi nella scuola pubblica avvenga ad opera di professionisti (oggi rintracciabili su tutto il territorio nazionale proprio grazie al Registro).
REDDITO
Riguardo all’andamento del reddito nel 2024, il 42% dichiara di aver avuto un peggioramento rispetto all’anno precedente e il 13% specifica: “molto peggio”.
Minore la percentuale di chi ha visto un miglioramento del reddito: 28%, tra i quali solo il 3% dichiara: “molto meglio”. Per il 30% l’andamento è paragonabile
Rispetto invece ai 5 anni precedenti (esclusi il 2020 e il 2021), entrambi i valori crescono aumentando la forbice: a dichiarare che nel 2024 il reddito è peggiorato è il 48%, tra i quali per il 14% è andato “molto peggio”. A dichiarare che il reddito è andato meglio è il 32%, di cui il 9% dichiara: “molto meglio”. È paragonabile per il 20%.
Il dato significativo che emerge è che solo il 19% riesce a mantenersi oggi con il proprio lavoro, mentre il 45% ci riesce a fatica e il 36% non ci riesce.
FIGLI
Il 58% non ha figli e il 42% sì.
In presenza di figli, la situazione si complica, perché è meno dell’11% a riuscire a mantenere i figli con questo lavoro, mentre il 43% ci riesce a fatica e il 46% non ci riesce.
FLESSIONE OCCUPAZIONALE CON IL CRESCERE DELL’ETÀ
Il 77% di chi ha superato i 50 anni riscontra una flessione delle occasioni di lavoro.
L’80% di chi ha superato i 60 anni riscontra una flessione delle occasioni di lavoro.
GIORNATE CONTRIBUTIVE
Per analizzare la capacità di attrici e attori di generare giornate contributive per accedere alle tutele sociali, abbiamo chiesto quante giornate contributive ognuno abbia generato in media da quando ha cominciato la professione.
Premessa necessaria è che si sta parlando di attrici e attori professionisti e che in questa professione una giornata contributiva è un indicatore estremamente labile: può avere infatti valori molto diversi a seconda del campo in cui si svolge (si pensi ad una giornata in teatro al minimo sindacale e a una giornata in audiovisivo o in pubblicità) o in base al potere contrattuale di ogni professionista. Ricordiamo anche che un tempo le paghe erano molto più alte e che attrici e attori guadagnano anche dai diritti d’immagine ad esempio per gli spot o dai diritti di replica per i passaggi televisivi: questo tipo di introiti non genera giornate, che però sono utilizzate come unico parametro di accesso alle tutele sociali.
Si tenga conto come riferimento che per maturare 1 anno pensionistico, fino al 1992 erano richieste (come ad ogni altro lavoratore dello spettacolo) 60 giornate e che dal 1993 sono state raddoppiate e portate a 120, fino a luglio 2021 quando sono state abbassate a 90. Si tenga anche conto che per la Indennità di Discontinuità ne sono richieste attualmente 51 (ma con un tetto di reddito di 30.000, quasi sempre incompatibile, in audiovisivo, con questo numero di giornate).
Le giornate contributive di attrici ed attori (ricordiamo che ad attrici e ad attori non vengono riconosciute le giornate lavorative di studio per prepararsi al set): il 15,5 % ha realizzato, in media da quando ha cominciato a lavorare, 10 o meno giornate contributive annue, il 15% tra le 11 e le 20, il 12% tra le 21 e le 30, l’11% tra le 31 e le 40, il 12% tra le 41 e le 50, l’11% tra le 51 e le 60, il 6% tra le 61 e le 70, il 2,5% tra le 71 e le 80 e l’1,7% tra le 81 e le 90.
Ciò significa che: l’86,7% di attrici e attori è al di sotto delle 90 giornate attualmente richieste per maturare l’anno pensionistico, il 76,5% non raggiunge le 60, il 65%, cioè 2 su 3, non raggiunge le 51 richieste per l’Indennità di discontinuità (e chi le raggiunge con ogni probabilità supera il tetto di reddito di 30.000) e così via.
Solo il 5% arriva alla soglia di 120, che è stata richiesta per quasi 30 anni per l’anno pensionistico, ed è evidente che a raggiungere numeri del genere è solo chi lavora in doppiaggio o una minima parte di chi lavora in teatro. Possiamo affermare, infatti, senza timore di allontanarci dal dato esatto, che, se si guarda a chi lavora in audiovisivo, compresi i pochi che ricoprono ruoli fissi nelle 2 sole soap opera in produzione, la percentuale di chi raggiunge i numeri richiesti si aggira intorno all’1%.
Precisiamo che questo non vuol dire che tutti costoro non generino flusso fiscale e previdenziale. Anzi. Per quanto detto, lavorando ad esempio poche giornate in audiovisivo si può generare più flusso che svolgendone molte di più in teatro magari al minimo sindacale. Appare evidente, dunque, come sia necessario ripensare per attrici e attori i criteri di accesso a pensione, Indennità di discontinuità, Disoccupazione e NASpI, magari affiancando al criterio contributivo anche il criterio retributivo.
Piuttosto clamorosa appare anche l’incongruenza della richiesta alle attrici (così come alle ballerine), per l’accesso al sussidio di maternità, di generare un contributo al sesto o al settimo mese di gravidanza. Attrici (e ballerine) lavorano non solo con il proprio corpo, ma anche con l’aspetto dello stesso. E trovare un ruolo che preveda la pancia di sei o sette mesi rappresenta una possibilità piuttosto rara.
ABBANDONO DELLA PROFESSIONE
Il 69% di chi ancora svolge la professione pensa o ha pensato di abbandonarla.
L’82% di chi ancora svolge la professione conosce colleghe e colleghi che l’hanno abbandonata.
Il 65% ne conosce almeno 5 e il 60% più di 5.
CONSIDERAZIONE SOCIALE, POLITICA, SINDACALE
Il 98% ritiene che in Italia la professione di attrice e attore non riceva la giusta considerazione sociale.
Il 98% ritiene che in Italia la professione di attrice e attore non riceva la giusta considerazione da parte della politica.
Il 97% ritiene che in Italia la professione di attrice e attore non riceva la giusta considerazione da parte delle produzioni teatrali.
L’85% ritiene che in Italia la professione di attrice e attore non riceva la giusta considerazione da parte delle produzioni cinematografiche.
L’86% ritiene che in Italia la professione di attrice e attore non riceva la giusta considerazione da parte delle produzioni di fiction televisiva.
Il 92% ritiene che in Italia la professione di attrice e attore non riceva la giusta considerazione da parte dei sindacati.
SINDACATI
Il 51% è stato iscritto ad un sindacato.
Tra coloro che sono stati iscritti ad un sindacato, l’85% è stato iscritto alla CGIL e il 7% al SAI, che dal 1979 è stato parte della CGIL ed oggi non esiste più. Si può considerare quindi un totale di 92% di iscritti alla CGIL. Il 4,5% è stato iscritto alla CISL, il 2% alla Equity nel Regno Unito, qualcuno a USB Unione Sindacale di Base, qualcuno a CLAP Camera del Lavoro Autonomo e Precario.
Il 92% ritiene che i sindacati non conoscano a sufficienza la professione di attrice e attore.
L’89% non ha fiducia nei sindacati rispetto alla tutela della professione di attrice/attore.
Alla domanda se si ritiene che la categoria debba scegliere uno tra i sindacati esistenti in cui identificarsi, l’86% si dice contrario, perché i sindacati hanno colori politici mentre la categoria è varia e perché l’eventuale scelta di un sindacato è personale. Il 14% che si dice favorevole indica per il 13,2% la CGIL e per lo 0,8% la UIL.
Alla domanda: “Se nascesse un sindacato autonomo di categoria ti iscriveresti?”, il 18% non sa rispondere, il 78% risponde di sì, il 4% risponde di no.
CCNL AUDIOVISIVO
L’85% di chi lavora in audiovisivo è a conoscenza che a marzo 2024 è entrato in vigore il primo CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) per attrici e attori di audiovisivo. Il 15% non lo sapeva.
Il 50,5% giudica le paghe minime introdotte più basse delle sue paghe usuali e tra questi il 18% le giudica molto più basse.
Dall’introduzione del CCNL, il rapporto tra chi ha ricevuto un peggioramento effettivo delle condizioni economiche e chi un miglioramento è di: 3,9 / 1, che tradotto in percentuale vale circa 80% / 20%.
Il 75,5% non ha trovato nel CCNL garanzie soddisfacenti che già non avesse o non ne ha trovate a sufficienza. Il 19% ne ha trovata qualcuna. Il 5,5% ne ha trovate.
Ricordiamo che nel CCNL i sindacati non hanno tenuto conto della volontà della categoria emersa dal Tavolo Aperto Attrici Attori di una paga minima uguale per tutti (come nel CCNL Prosa e in quello Doppiaggio) senza la divisione in fasce di ruolo che penalizza i ruoli piccoli e medi impedendone il professionismo (con ricaduta anche sulla qualità del prodotto) e parametrata al budget delle opere, come avviene ad esempio in Inghilterra, per permettere la realizzazione delle opere a basso budget ma anche agli interpreti di mantenersi compensando quando partecipano ad opere ad alto budget: con questo CCNL, la paga minima scende nel caso di budget sotto 1,5 milioni o opere prime e seconde sotto 2 milioni, ma non sale mai, neanche in caso di budget stellare.
Ricordiamo anche che nell’art. 8 “Post Sincronizzazione” del CCNL non è stato inserito il richiamo alla Legge 14/11/1979 n. 589, cosiddetta Legge Voce/Volto (che sancisce il diritto dell’interprete a doppiarsi nella propria lingua e gli unici possibili casi di deroga), come da noi richiesto, per confermarne la validità. Ma è stata utilizzata una dicitura con margini di interpretabilità che ci fanno temere la cessione dell’unico vero diritto conquistato dalla nostra categoria in 80 anni.
SELF TAPE
Per chi non è del settore, il self tape è la pratica per cui ad attrici e attori viene richiesto di realizzare da soli il proprio provino: ambientazione, riprese, audio, illuminazione, oltre a trovare i partner richiesti dalla scena e fare il proprio lavoro, cioè studiare e interpretare le scene.
Il 64% giudica la pratica del self tape penalizzante rispetto ai provini in presenza, a cui si aggiunge il 12,5% che la giudica umiliante. Il 3,5% la giudica equivalente, mentre il 15,5% invece la preferisce e il 4,5% la giudica stimolante.
Il 12% non ha difficoltà a realizzare i self tape, il 62% trova difficoltà per la mancanza di indicazioni sulla scena e il personaggio, il 58% ha difficoltà a trovare qualcuno che si presti a leggere le altre battute, il 55% ha difficoltà nel trovare l’ambiente adatto, il 44,5% incontra difficoltà tecnologiche.
Il 24% non è mai stato scelto da self tape, il 20% 1 volta, l’11,6% 2 volte, il 12,3% 3 volte, il 7% 4 volte, il 6,5% 5 volte e poi a diminuire.