Contratto Collettivo Interpreti Audiovisivo – il Tavolo Aperto incontra la SLC-CGIL

Nel mese di maggio di quest’anno, di fronte alla condizione presentata dalla SLC-CGIL di iscrizione al sindacato per poter prender parte al Tavolo da lei istituito per la definizione di una piattaforma di richieste in merito al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per gli interpreti in Audiovisivo, come RAAI Registro Attrici Attori Italiani abbiamo deciso di promuovere un Tavolo Aperto di riflessione sul tema, aperto ad ogni interprete professionista di Audiovisivo, indipendentemente dall’appartenenza a qualsiasi associazione sindacale o non, pubblicando nel frattempo sul nostro portale gli aggiornamenti delle riflessioni che man mano maturavano.
Terminati i lavori, come Tavolo Aperto di Categoria abbiamo chiesto di incontrare la SLC-CGIL per condividere e mettere a disposizione le posizioni emerse. L’incontro è avvenuto il 14 ottobre scorso.
Premessa la positiva aspettativa per l’avvenuta apertura di un tavolo di trattativa con Anica, APA e APE per un Contratto Nazionale di Lavoro, incredibilmente ad oggi ancora inesistente per gli interpreti di Audiovisivo, e per l’insieme delle richieste necessarie e condivisibili della piattaforma CGIL – CISL – UIL, abbiamo al contempo evidenziato però anche i pochi ma rilevanti aspetti della stessa che non coincidono con quanto emerso pressoché unanimemente dal Tavolo Aperto e che preoccupano per le possibili conseguenze nel tempo.
Si tratta in sostanza di quattro elementi.
Il primo è l’aver distinto la paga minima in tre fasce di ruoli, con il rischio che i minimi della fascia superiore finiscano nel tempo per venir considerati, seppur impropriamente, dei tetti per la fascia inferiore, favorendo uno schiacciamento in basso e un “ingabbiamento” delle paghe dei ruoli piccoli e medi. Abbiamo fatto presente che la divisione in fasce di ruoli, oltre che pericolosa per quanto detto, appare anche divisiva e inopportuna in una professione nella quale, come forse in nessun’altra, è noto l’alternarsi della fortuna professionale, soprattutto nel tempo. Di fronte alla ribadita volontà della SLC-CGIL di non prevedere la fascia unica più alta per tutti, da noi proposta e adottata in tutti i Paesi europei con la sola eccezione della Spagna, pur non condividendo noi la formula delle tre fasce neanche da un punto di vista etico, abbiamo chiesto che venga perlomeno evidenziato bene il fatto che la fascia superiore non vada mai considerato un tetto per la fascia inferiore.
Il secondo, non certo di minore importanza, anzi, è l’entità a nostro giudizio davvero troppo bassa delle paghe a posa richieste da CGIL – CISL – UIL per i minimi delle tre fasce, visto anche che il “diritto d’immagine del 40%” da aggiungersi alla paga, riferito ufficiosamente da parte di alcuni, non è affatto garantito ma puramente teorico, perché rimesso alla libera contrattazione, e perciò potenzialmente inesistente. 700 euro lordi per i piccoli ruoli, 900 per i medi e 1200 per i principali appaiono più una fotografia del presente che un reale significativo miglioramento rispetto allo stesso, se non rispetto a casi limite che non possono essere però presi come unico riferimento. È necessario essere consapevoli, infatti, che per un attore di Audiovisivo mettere insieme 20 pose in un anno è un risultato in nessun modo scontato, ma al contrario da considerarsi decisamente positivo soprattutto se preso come valore medio e costante negli anni. Anche perché oggi, con l’uso del digitale e di mezzi leggeri, i tempi si sono ristretti e si gira in 20 giorni quello che qualche anno fa si girava in 40 o più. Su questi presupposti, quelle di cui si parla appaiono cifre con cui appare impossibile mantenersi con questo lavoro (e poter affermare, dunque, di aver indotto il professionismo anche nei piccoli e medi ruoli).
Il terzo è il non aver previsto una modulazione dei minimi in base alla dimensione produttiva dell’opera. Non solo quindi verso il Low Budget, ma anche verso l’Alto Budget. Se infatti è prevedibile che la controparte, giustamente, chieda una modulazione in favore dei Low Budget, abbiamo raccomandato alla SLC-CGIL che venga prevista anche una modulazione verso l’alto per i prodotti ad Alto Budget, in un’ottica di armonizzazione e riconoscimento reciproco delle esigenze della filiera nel suo insieme.
Il quarto è il non aver previsto misure di supporto per i ruoli più piccoli. A tal proposito, abbiamo suggerito una maggiorazione del 15% della paga minima (formula commutata dal contratto francese) in caso di contratto tra 1 e 5 pose, per tutelare il professionismo nelle fasce più deboli.
La SLC-CGIL ha affermato di aver annotato le nostre argomentazioni e che ne terrà conto in fase di trattativa.
Confidando in questo, ci auguriamo che il futuro Contratto Nazionale saprà non perdere l’occasione per rappresentare davvero, oltre che nella forma anche nella sostanza, una reale occasione di svolta, culturale oltre che giuridica, nel creare finalmente i presupposti perché anche quella degli interpreti diventi una professione tutelata. Nel rispetto e a beneficio non solo della dignità e condizione dei lavoratori, ma anche dell’intero sistema industriale e culturale italiano dell’audiovisivo, rimasto purtroppo indietro da decenni, da questo punto di vista, rispetto alla quasi totalità dei paesi europei, occidentali e non solo.
Restiamo in attesa di valutare la forma definitiva che il Contratto Collettivo assumerà ed ancor di più gli effetti che produrrà nel tempo, in particolare sulle paghe.